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Affidamento diretto, Manifestazione di interesse e Concorrenza: analisi della Sentenza del TAR Lombardia n. 28/2025 e del Parere MIT n. 3225/2025

  • Immagine del redattore: Gabriele De Luca
    Gabriele De Luca
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

L'affidamento diretto, nella prassi degli appalti pubblici, rappresenta una procedura semplificata che permette alla stazione appaltante di assegnare un contratto senza passare attraverso una gara pubblica. Tuttavia, la recente sentenza del TAR Lombardia, sez. I, n. 28/2025, e il parere MIT n. 3225/2025 hanno riaffermato alcuni principi chiave riguardanti l'uso dell'avviso pubblico nell'affidamento diretto e la sua compatibilità con le norme del Codice degli Appalti.


L'Avviso pubblico e la natura della procedura


Il TAR Lombardia con sentenza n. 28/2025 del 07/01/2025 ha dapprima sostenuto che, nonostante la qualificazione dell'affidamento come "diretto" nei documenti amministrativi, la pubblicazione di un avviso a manifestare interesse poteva trasformare la procedura in una gara competitiva.

Questo principio trova parziale conferma nel parere MIT n. 3225/2025, il quale sottolinea che l'allegato II.1, art. 2 del D.lgs. 36/2023 si applica alle procedure negoziate, ma che le stazioni appaltanti possono, su base discrezionale, utilizzare un avviso d'indagine di mercato anche negli affidamenti diretti.


Tuttavia, il citato parere MIT  n. 3225/2025, emesso successivamente alla sentenza, in data 30.01.2025, è intervenuto per chiarire che la pubblicazione dell'avviso d'indagine di mercato per un affidamento diretto non è soggetta agli stessi obblighi delle procedure negoziate: l'avviso può essere pubblicato solo sul profilo del committente senza necessità di inserimento nella BDNCP. Inoltre, si evidenzia che la richiesta di preventivi NON trasforma l'affidamento diretto in una procedura di gara, come ribadito anche dalla giurisprudenza amministrativa.


Affidamento diretto: un procedimento senza gara


Nella sua forma originaria, l'affidamento diretto è privo di una vera competizione tra operatori economici. L'art. 50 del Codice degli Appalti specifica che l'affidamento diretto può avvenire anche senza consultazione di più operatori. Tuttavia, il parere MIT n. 3225/2025 conferma che il confronto tra preventivi, pur essendo una buona pratica per garantire trasparenza e congruità dell'offerta, non costituisce di per sé una procedura comparativa assimilabile a una gara.


Se il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) consulta più operatori con un invito simultaneo e senza limitazioni, la procedura può assumere caratteristiche di una gara, come sottolineato dal TAR Lombardia e dal TAR Calabria. Tuttavia, il parere MIT specifica che tale procedimentalizzazione non trasforma l'affidamento diretto in una procedura negoziata e che la stazione appaltante mantiene discrezionalità nelle modalità di selezione dell'affidatario.


Il principio di rotazione e la procedura negoziata


Un ulteriore elemento che distingue l'affidamento diretto dalla procedura negoziata è l'applicazione del principio di rotazione. Il parere MIT conferma che la rotazione è un obbligo per il RUP nell'affidamento diretto, salvo eccezioni motivate. Nelle procedure negoziate avviate tramite avviso pubblico, invece, la rotazione diventa una facoltà da applicare in base all'interesse della stazione appaltante.


Inoltre, il parere ribadisce che, nel caso di affidamento diretto tramite Trattativa Diretta MEPA, la pubblicazione di un avviso sull'esito della procedura non è obbligatoria, oltre alla determina di affidamento. Per gli adempimenti relativi agli affidamenti diretti si richiama la delibera ANAC n. 264 del 20 giugno 2023, come modificata e integrata con delibera n. 601 del 19 dicembre 2023.


Conclusioni: "il preventivo non è un'offerta"


La sentenza del TAR Lombardia n. 28/2025 e il parere MIT n. 3225/2025 hanno concorso, quindi, a dissipare i dubbi sorti sulla distinzione tra l'affidamento diretto preceduto da Avviso a manifestare interesse e la classica procedura negoziata.


Il principio di diritto amministrativo che ne traiamo è pertanto il seguente: sebbene l'uso di un avviso pubblico possa essere discrezionalmente adottato negli affidamenti diretti, esso non è obbligatorio e non trasforma automaticamente la procedura in una gara.


Le amministrazioni pubbliche devono quindi prestare particolare attenzione nella qualificazione delle proprie procedure di affidamento, evitando di incorrere in errori che potrebbero portare all'annullamento degli atti e a possibili contenziosi. La trasparenza e il rispetto delle regole di concorrenza restano principi fondamentali per garantire l'efficacia e la legittimità degli appalti pubblici.




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